Nonostante la sua relativamente recente creazione, il football nel 1914 era uno sport estremamente popolare in Europa. Questo, benché fosse nato come una pratica sportiva decisamente elitaria, all’interno del ristretto e selezionato ambiente dei college britannici: fu proprio un accordo tra studenti universitari, le cosiddette Cambridge football rules, del 1848, a segnare la nascita del calcio moderno. Nato, dunque, nel felpato mondo del fairplay, dei giovani rampolli, si trasformò molto rapidamente in uno sport per tutti, praticato e seguito da ogni classe sociale in tutto il continente: questo per le sue caratteristiche intrinseche, come la facilità nel trovare un campo adatto o la semplicità dell’attrezzatura necessaria alla sua pratica.
Dal canto suo, lo sport, in generale, altro non è che la trasformazione – e, in qualche misura, la metafora – degli antichi giochi di guerra: tornei e battute di caccia furono una sorta d’imitazione della guerra, il cui scopo era mantenere allenati e pronti i guerrieri in tempo di pace e, con l’incivilirsi dei costumi, le pratiche sportive presero il loro posto, in un’ottica assai meno aggressiva ma certamente dotata di una propria etica cavalleresca e virile.
Inevitabilmente, perciò, la Prima guerra mondiale, conflitto di massa che coinvolse, trasversalmente, un’intera generazione di giovani europei, intrecciò la propria storia con quella del football, a diversi livelli e con fenomeni davvero peculiari.
È la celeberrima Christmas Truce, la tregua di Natale, che il 25 e 26 dicembre 1914 rappresentò un incredibile episodio di fraternizzazione in vari settori del fronte occidentale – in particolare, in quello di Ypres, dove si fronteggiavano i soldati del British Expeditionary Force e le truppe germaniche. Dopo qualche canto natalizio e l’esposizione di ornamenti tradizionali fuori dalle trincee, molti soldati s’incontrarono nella terra di nessuno, per scambiarsi sigarette e piccoli souvenir, e qui, la mattina di Natale, si svolsero alcune partite improvvisate, tra cui quella della notissima fotografia.
L’episodio serve certamente a rendere l’idea della capillare diffusione del football tra le truppe, tanto da diventare uno strumento, per così dire, di dialogo internazionale, perfino tra avversari. Tutti giocavano a calcio, ne conoscevano le regole e moltissimi lo praticavano, ai più vari livelli: nelle retrovie, si costruivano porte con travi di recupero e, in prima linea, ci si esercitava a centrare piccole porte ottenute incollando assi alla parete di terra della trincea. Perfino le donne, durante il conflitto, praticarono tale sport, non senza un certo seguito di pubblico.
Nelle fabbriche di munizioni britanniche si diffuse l’abitudine di fondare società calcistiche femminili, che diedero vita ad un vero e proprio campionato riservato alle operaie: le squadre femminili proseguirono con successo la loro attività, finché non furono escluse dai campionati inglesi, nel 1921. Va da sé che, a guerra terminata, il calcio abbia svolto un ruolo di distensione e riappacificazione tra i popoli: non si trattò solo della vecchia dottrina del panem et circenses con cui imbambolare il popolo, ma, piuttosto, di un desiderio comune di pace e normalità, di cui il ripristino delle sfide calcistiche e la ripresa delle Olimpiadi, nel 1920, furono tasselli importanti.
rappresentando un aspetto certamente marginale rispetto alla complessità e alla vastità del fenomeno storico della Prima guerra mondiale, possiamo senza dubbio asserire che il football abbia giocato un ruolo di un qualche interesse nella variegata fenomenologia del conflitto così come, anche oggi, esso riveste una notevole importanza in tutto il nostro pianeta, non solo come fenomeno sportivo, ma anche come elemento economico, sociale e perfino politico.
Anche oggi, probabilmente, si combatte una guerra, con armi differenti e belligeranti diversi: e non è detto che anche in questo conflitto il football non svolga un suo ruolo.
Come il calcio rappresento’ un momento di aggregazione e di tregua durante il primo conflitto mondiale, metafora e portatore di valori semplici e universali, cosi’ il natale sia momento di festa, di sospensione e di riflessione, di tregua sul tempo, nel silenzio dello scorrere del flusso di ogni cosa, nella durata che cambia velocita’, nel ciclo dove tutto ritorna e nella vita che riprende il suo vero e unico senso.